Covid-19

Quando sei lì, appeso alla bava di seta da poco secreta, si palesa la fragilità. Dell’austerità nell’infanzia temuta solo un alone senza contorno. La vicinanza da me negata brucia dentro e corrode, come il virus che consuma le tue membra. L’attesa dilata i tempi e diluisce i rancori. Quante cose non dette che dirò forse. O forse mai. L’indignazione offusca atavica senza senso il perdono. Quando i rimorsi ormai lambiti ed esangui dànno spazio a dialoghi cercati e anelati riavvicinamenti, un’onda ti allontana e ti trascina da me la risacca in un luogo inaccessibile. Resti lì, visibile agli occhi, seppur inarrivabile. Che la stregua ti porti a reagire, a riva ti attendo. per giorni ti attendo; ché i miei talloni esausti non affoghino tra i liquefatti massi che si sfanno. Tiepido spruzza un alito di vento salata a me la spuma al volto, da rivoli solcato e dal tormento, il calore di speme mai cessata irrora speranzoso un mio sorriso.

(dedicata a te, bà) Jesi

16 marzo 2020

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16 marzo 2020

Covid-19

Quando sei lì, appeso alla bava di seta da poco secreta, si palesa la fragilità. Dell’austerità nell’infanzia temuta solo un alone senza contorno. La vicinanza da me negata brucia dentro e corrode, come il virus che consuma le tue membra. L’attesa dilata i tempi e diluisce i rancori. Quante cose non dette che dirò forse. O forse mai. L’indignazione offusca atavica senza senso il perdono. Quando i rimorsi ormai lambiti ed esangui dànno spazio a dialoghi cercati e anelati riavvicinamenti, un’onda ti allontana e ti trascina da me la risacca in un luogo inaccessibile. Resti lì, visibile agli occhi, seppur inarrivabile. Che la stregua ti porti a reagire, a riva ti attendo. per giorni ti attendo; ché i miei talloni esausti non affoghino tra i liquefatti massi che si sfanno. Tiepido spruzza un alito di vento salata a me la spuma al volto, da rivoli solcato e dal tormento, il calore di speme mai cessata irrora speranzoso un mio sorriso.

Covid-19

Quando sei lì, appeso alla bava di seta da poco secreta, si palesa la fragilità. Dell’austerità nell’infanzia temuta solo un alone senza contorno. La vicinanza da me negata brucia dentro e corrode, come il virus che consuma le tue membra. L’attesa dilata i tempi e diluisce i rancori. Quante cose non dette che dirò forse. O forse mai. L’indignazione offusca atavica senza senso il perdono. Quando i rimorsi ormai lambiti ed esangui dànno spazio a dialoghi cercati e anelati riavvicinamenti, un’onda ti allontana e ti trascina da me la risacca in un luogo inaccessibile. Resti lì, visibile agli occhi, seppur inarrivabile. Che la stregua ti porti a reagire, a riva ti attendo. per giorni ti attendo; ché i miei talloni esausti non affoghino tra i liquefatti massi che si sfanno. Tiepido spruzza un alito di vento salata a me la spuma al volto, da rivoli solcato e dal tormento, il calore di speme mai cessata irrora speranzoso un mio sorriso.

(dedicata a te, bà) Jesi

16 marzo 2020

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16 marzo 2020

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Quando sei lì, appeso alla bava di seta da poco secreta, si palesa la fragilità. Dell’austerità nell’infanzia temuta solo un alone senza contorno. La vicinanza da me negata brucia dentro e corrode, come il virus che consuma le tue membra. L’attesa dilata i tempi e diluisce i rancori. Quante cose non dette che dirò forse. O forse mai. L’indignazione offusca atavica senza senso il perdono. Quando i rimorsi ormai lambiti ed esangui dànno spazio a dialoghi cercati e anelati riavvicinamenti, un’onda ti allontana e ti trascina da me la risacca in un luogo inaccessibile. Resti lì, visibile agli occhi, seppur inarrivabile. Che la stregua ti porti a reagire, a riva ti attendo. per giorni ti attendo; ché i miei talloni esausti non affoghino tra i liquefatti massi che si sfanno. Tiepido spruzza un alito di vento salata a me la spuma al volto, da rivoli solcato e dal tormento, il calore di speme mai cessata irrora speranzoso un mio sorriso.

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Quando sei lì, appeso alla bava di seta da poco secreta, si palesa la fragilità. Dell’austerità nell’infanzia temuta solo un alone senza contorno. La vicinanza da me negata brucia dentro e corrode, come il virus che consuma le tue membra. L’attesa dilata i tempi e diluisce i rancori. Quante cose non dette che dirò forse. O forse mai. L’indignazione offusca atavica senza senso il perdono. Quando i rimorsi ormai lambiti ed esangui dànno spazio a dialoghi cercati e anelati riavvicinamenti, un’onda ti allontana e ti trascina da me la risacca in un luogo inaccessibile. Resti lì, visibile agli occhi, seppur inarrivabile. Che la stregua ti porti a reagire, a riva ti attendo. per giorni ti attendo; ché i miei talloni esausti non affoghino tra i liquefatti massi che si sfanno. Tiepido spruzza un alito di vento salata a me la spuma al volto, da rivoli solcato e dal tormento, il calore di speme mai cessata irrora speranzoso un mio sorriso.

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© 2023 Michele Pastore. All rights reserved.

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